come fare il pesce all acqua pazza

Come fare il pesce all’acqua pazza e camminate estive

Ho cucinato questo pesce all’acqua pazza per pranzo. Ottimo. Non ho preparato un’acqua pazza proprio fedele all’originale ponziana. Non ho usato l’acqua di mare, ma una gustosa via di mezzo. Ho messo più pomodorini, qualche oliva di Gaeta e l’ho profumata al timo e vino bianco.

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Il metodo di cottura dell’acqua pazza

L’acqua pazza sembra sia un metodo di cottura che ha origini dalle mie parti, dall’isola di Ponza. Io sono della provincia di Latina. Poi, in realtà, è diffuso in tutta la penisola ed è quindi controversa la sua reale origine. I suggerimenti per la sua cottura sono che il brodetto di pesce non ricopra completamente il pesce, altrimenti ne risulterebbe un pesce lesso. In caso sia tanta, va fatta sobbollire circa un quarto d’ora e ridotta prima di appoggiarvi il pesce in cottura. Si dovrebbe cuocere a forno alto, 200-220°C per un tempo che dipende dalla grandezza del pesce. In origine si usava l’acqua di mare.

come fare il pesce all acqua pazza

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Riflessioni delle ore 21.45. 5 Agosto 2012
Mentre cammino per strada verso la farmacia c’è un leggero venticello che mi rinfresca. Fortuna che ci sia. Oggi è stata una giornata molto calda e trascorsa quasi sempre in casa è stata pesante da sopportare. Con il caldo la febbre sembra insopportabile.

Le chiavi allacciate al mio collo scandiscono il ritmo dei passi. Sento un leggero male al ginocchio, il solito,  con le infradito dure sull’asfalto si acuisce durante i passi. Alcuni sguardi dalle macchine me li sento adosso. Sarà la maglietta turchese. Mi chiedo se la farmacia notturna non sia chiusa per ferie, in fondo è già agosto. Se lo fosse, mi complicherebbe le cose e perderei il bello di questa camminata notturna per cercare le medicine giuste per P. La respirazione e i battiti mi sembrano legati l’una agli altri in modo inscindibile. Una aumenta con gli altri in un crescendo agitato. Penso alla prossima Londra, al volo, ad un’isola, a come andrà tutto. Sarà per questo che la meditazione che ci spinge ad uno stato di benessere corporeo e mentale lavora tanto sui ritmi del respiro. Inspiro. Espiro. Rallenta il respiro, rallenta il battito e si allenta l’ansia.

Adesso mi sembra di ascoltarlo il mio respiro. Milano me lo permette, è più silenziosa in questo venerdì. I più sono già là per sfuggire il caldo, per cambiare vita anche solo per un po’. Illusioni.

Io sono qui, invece, per lavorare e per assoporare ancora questa città prima di lasciarla di nuovo a settembre.

Ho un’immagine nella testa. Un castello di carte che si aprono o si chiudono su se stesse a creare nuove stanze o chiuderle. Così descriverei una mente umana, riflessiva e impegnata.

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