durga puja Calcutta

Viaggio in India: al Durga Puja, hinduismo, nazionalismo e coesione sociale

durga puja Calcutta

Come incoraggiava Pasolini qualche anno fa, la nostra coscienza con tutte le possibilità storiche che ci vengono proposte, comincia a non accontentarsi più del solo essere europea ma tende a farsi mondiale.
I confini dei nostri viaggi sono sempre più in là. Le tradizioni culturali, anche le più piccole, si fanno conoscere tramite molteplici strumenti di comunicazione (foto, web, giornali), attraverso il turismo culturale e i riconoscimenti o palcoscenici internazionali.
È così che per esperienza indiretta attraverso lo studio e poi per quella diretta, mi trovo catapultata tra le celebrazioni più sentite e care ai bengalesi e alla città di Calcutta, la Durga Puja*. Per cui oggi vi porto con me in questo viaggio tra luci, icone e hinduismo.

… intorno a quel cocktail di stendeva la città di Calcutta, la sconfinata città dove ogni dolore e disagio umano tocca l’estremo limite, e la vita si svolge come in un balletto funebre (Pasolini P.).

Cosa è la Durga Puja?

La Durga puja comincia in autunno e si protrae per almeno 4 giorni. È un periodo di festeggiamenti, riti di adorazione, un momento di rinascita per i fedeli in cui gran parte degli hindu offre preghiere e atti sacrificali simbolici alla dea Durga.
Durga è la dea più importante del pantheon per i bengalesi, sebbene ce ne siano altre molto popolari. Essa è spesso rappresentata con sembianze antropomorfe, molte braccia e soggiogatrice del male, quest’ultimo raffigurato nelle sembianze di demone (asura) ai suoi piedi (vedi foto in seguito). L’adorazione della dea Durga simboleggia l’esaltazione del potere, la forza femminile, la forza del bene che trionfa sul male. Ma anche il potere distruttivo.
In realtà, molti bengalesi quando parlano di Durga è alle sembianze (avatar**) di Uma, la moglie generosa e gentile di Shiva che fanno riferimento.

Durga Puja

A Calcutta, questo è un periodo di folla, colori e musica, in cui improvvisamente tutti si riversano in strada. Si tratta di una celebrazione molto sentita e colorata che mescola capacità artigianali, estro artistico e conoscenze architettoniche.
Un insieme di immagini in terracotta, statue e dipinti di Durga, e le sue relative rappresentaizoni, decora le strade della città, collocate in appositi padiglioni chiamati pandal.

Shivmandir Pandal, Kolkata.

I padiglioni sono esposti in spazi aperti per le visite dei fedeli dalla mattina fino a tarda notte. Attorno ad essi sono allestite delle piccole fiere di cui si occupano delle vere e proprie “commissioni di quartiere” preposte alle organizzazione della puja. I pandals sono la forma tangibile dell’adorazione delle dea e insieme alla partecipazione dei cittadini diventano la vera  e propria celebrazione dell’arte religiosa e della vita di questa caotica città.
Per molti bengalesi la Durga Puja è il momento per lo shopping e per la musica fino a tarda notte. Un momento in cui ci si scambia regali, in particolare verso i più piccoli.
Alla fine dei quattro giorni le immagini della dea sono tolte dai pandals e immerse nelle acque del fiume, come simbolo di chiusura del periodo di adorazione. A quel punto i padiglioni sono smantellati entro 5 giorni e i materiali riciclati. Molti sono i bengalesi che raccontano questo momento di distacco con sentimenti di gioia mista a tristezza, nostalgia e lutto per la fine della Durga puja.

La celebrazione di Durga e il nazionalismo hindu

La bellezza della dea Durga negli anni è aumenta assieme a quella dei pandals in una corsa tra le associazioni che organizzano le pujas verso il migliore, in parte storpiando la manifestazione religiosa in una fiera carnevalesca. La crescita del consumismo, della esposizione, l’aumento degli sponsor e dei premi in palio “miglior puja” o “miglior pandal” sono infatti tutti elementi che rispecchiano una trasformazione della esperienza religiosa, secondo l’articolo recente di A. Mukerji, “Crisis in representation and reading” (vedi fonte in basso), in operazioni sempre più economiche.

Se talvolta alcune tradizioni culturali sono messe a rischio o danneggiate dalla globalizzazione, questo patrimonio culturale negli ultimi anni ha continuato a crescere e la figura di Durga ne è uscita più forte e fiera di prima. Alcuni strumenti moderni e dei forti investimenti hanno permesso a questa celebrazione religiosa di sopravvivere non senza dei compromessi. La sponsorizzazione dei pandals, sempre più grandi e affascinanti, infatti non ha mancato di coinvolgere grandi sponsor e qualche partito politico.

Il rituale della puja di Durga, che originariamente era casalingo e privato, è cresciuto in un carnevale urbano in cui si veicolano segni di “forza”, “orgoglio” e “identità” hindu.
Nella sua rappresentazione di lottatrice contro il male la dea entra la sfera pubblica come simbolo della Madre Patria, icona per esempio dell’energia necessaria per scacciare nei primi del novecento i colonizzatori inglesi e affermare la patria hinduista. Già nei primi del novecento infatti, come ci spiega Stefano Piano, la Hindû Mahāsabhā (Grande unione di tutti gli hindû) auspicava la creazione di uno Stato (la grande India indivisa) destinato agli hindu in modo esclusivo. Solo per coloro che sono nati in India ovviamente. La religione, con i suoi miti come Durga, diviene pian piano strumento di un nazionalismo culturale e identitario in cui nella figura di Durga si riconosce la madre degli hindu, perché è donna e alla donna è affidato il compito di generatrice di vita, e di mettere al mondo i futuri patrioti, come racconta Valeria Fraschetti nel suo ultimo libro “Sari in cammino”.

Durga Puja
Non è un caso inoltre che con Durga si identifichino anche alcune organizzazioni femminili nazionaliste come la National Women Volunteers’ Organisation e la Durga’s Army che si ispirerebbero alla dea per motivare e in parte fomentare l’attivismo violento e la scelta delle loro azioni. La donna deve essere potente, ecco perché Durga, la dea che sconfigge il male e tiene sotto i suoi piedi il demone Mahishasura (il più grande demone) è la figura giusta.

Per fortuna, al di là della secolarizzazione della Durga Puja e delle tendenze nazionalistiche. ancora minoritarie, a Calcutta e nelle aree rurali partecipano a questa importante celebrazione ancora tutte le sezioni della popolazione, e tutte le caste e religioni con eguale vigore. Questa puja è infatti ancora un elevato esempio di inclusione sociale, di come una tradizione vivente, o patrimonio culturale immateriale, possa essere il collante di diverse religioni, estrazioni sociali e caste.
Quest’anno, un pandal è dedicato (per la prima volta) ai transgender attraverso la rappresentazione di Durga nella forma della dea “Ardhanarishvara”, metà uomo e metà donna. È diventato un caso nazionale di capacità di apertura verso coloro, come gli hijra, transessuali e/o transgender che pure fanno parte della complessa società, e talvolta hanno un ruolo ben preciso nei rituali tradizionali. Ma questa è un’altra storia, per la prossima volta.

@The Pratyay Gender Trust

*La translitterazione è sempre difficile, specialmente se si trattano termini regionali e molti termini stranieri. Useremo in questo articolo una translitterazione fonetica che permette a tutti di riconoscere gran parte dei termini usati.

** Non tutti sanno che il termini avatar è Sanscrito, la lingua indo-europea più antica del mondo, e la lingua più antica del sub continente indiano. Avatar /avə-tär/ – अवतार in Sanscrito significa anche “manifestazione”, “discesa dello spirito” “liberazione dell’anima dal velo dell’illusione” mandata dal Dio per aiutare gli altri. Per semplificazione potremmo dire che Gesu Cristo, Buddha e lo stesso Krisna sono avatar del Dio.

Fonti, da leggere:

Stefano Piano, Università degli Studi, Torino, HINDUISMO: ELEMENTI FONDAMENTALI CARATTERIZZANTI LA TRADIZIONE HINDÛ. Relazione presentata al Convegno internazionale Hinduismo e cristianesimo: prospettive per il dialogo interreligioso Torino, 20-21 novembre 2003 http://www.nicodemo.net/pdf/piano_induismo.pdf

Pierpaolo Pasolini, L’Odore dell’India.

Valeria Fraschetti, Sari in cammino. Perché l’India non è (ancora) un paese per donne, 2015.

Bose, S. 2008; Durga Puja Festival in Kolkata: Traditional Cultural Heritage in Temporary Urban Art Form. Paper presented at the 6th International Conference on Science & Technology in Archaeology and Conservation held in Rome and organized by WATCH (Rome), Dept. of Antiquities of Jordan, ICCROM, and others during December 9-13, 2008.

Mukerji, A., & Basu, S. (2015). CRISIS IN REPRESENTATION AND READING: “IT”S ALL RHEYDT’, KOLKATA, 2011. Journal of South Asian Studies, 03(02), 261–273.

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